Atene brucia, Londra si barrica

Ipnotizzati dal rischio Grecia non si è prestata attenzione all’Inghilterra.


Che, vista l’aria che tira, sta pensando di tirare su i ponti levatoi. A difesa del castello britannico si è addirittura mosso il Ministro dell’Interno, Theresa May, in prima persona. Che, nel caso in cui la crisi europea dovesse volgere al peggio, ha ammesso pubblicamente di avere in cantiere un inedito piano di emergenza. Non si conoscono ancora i dettagli. Di certo si sa che l’Home Officer sta cercando di sigillare le frontiere inglesi di fronte all’eventualità che, anziché andare in banca a ritirare i propri depositi, molti europei pensino di mettere al sicuro tutti i loro beni Oltremanica. Scegliendo di lasciare le rispettive disastrate madrepatrie per “emigrare” nell’Isola di Sua Maestà.

Una mossa, quella della May, che, per quanto surreale, dà la misura della febbre paranoica che si aggira nelle cancellerie del Vecchio Continente. Un chacun pour soi et dieu pour tous preventivo. Nell’ipotesi che il Vertice UE del prossimo 28 giugno possa concludersi con nulla di fatto, mettendo a serio rischio la sopravvivenza della moneta unica.

Ma perché, in questa eventualità, un fiume di italiani, spagnoli, greci e portoghesi dovrebbe riversarsi nel Regno Unito trasformandolo in una nuova Ellis Island ? Per la semplice ragione che, nonostante l’economia inglese non goda di buona salute, Londra, essendo rimasta fedele alla sterlina, dovrebbe subire meno dei partner europei i contraccolpi di uno scenario così catastrofico. Ciò detto, rimane da capire se davvero la Perfida Albione riuscirà a difendere il suo splendido isolamento. La risposta, a meno che non si voglia un’altra guerra, è negativa. Non foss’altro perché l’Inghilterra, pur non facendo parte dell’area Schengen, ha comunque l’obbligo di rispettare la legislazione comunitaria in materia. Che vieta la chiusura indiscriminata delle frontiere nei confronti dei cittadini provenienti dagli stati membri dell’Unione.

Ciò spiega perché gli inglesi rischiano di rimanere vittime di quella che volendo usare un termine colto si potrebbe definire eterogenesi dei fini : più semplicemente un effetto boomerang. Visto che rischiano di pagare a caro prezzo ciò per cui hanno sempre lottato : il dissolvimento dell’UE.


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Giuseppe TERRANOVA

Laureato in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali all’università Luiss Guido Carli di Roma, ha conseguito un Master In Studi Diplomatici alla SIOI di Roma. É cultore di “Movimenti di popolazione e Relazioni internazionli” (Prof. A. Giordano) (...)
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