Quando, infatti, l’On. Cappato, lo scorso ottobre chiese al Segretario Generale dell’Europarlamento Harald Rømer di poter avere accesso ai dati sulle presenze dei suoi colleghi alle riunioni ufficiali del Parlamento Europeo gli venne risposto che ciò non era possibile semplicemente perché non esisteva nessun documento che riportasse tali dati, al massimo l’Onorevole avrebbe potuto visionare i dati che lo riguardavano personalmente.
Nella stessa risposta ufficiale il Segretario Generale del Parlamento Europeo sottolineava inoltre che le Istituzioni non erano assolutamente tenute a creare documenti per registrare le presenze, o meglio le assenze degli eurodeputati alle varie riunioni ufficiali. Risposta alquanto discutibile se si considera che parte dell’indennità che viene corrisposta dal Parlamento Europeo ai suoi Membri è calcolata per l’appunto sulla base dei giorni di presenza nelle riunioni di Strasburgo e Bruxelles. Come spiegare allora un tale controsenso ? Tutto si gioca sul filo del tecnicismo e sulla sottile distinzione semantica tra documento e informazione. Così basta che le informazioni in oggetto non siano contenute in un documento, ma in un database, per non essere soggette al regolamento CE 1049/2001 - quello appunto che riguarda l’accesso del pubblico ai documenti delle istituzioni comunitarie - e non essere dunque di pubblico dominio.
In realtà, il sito del Parlamento Europeo pubblica già tali informazioni, sebbene « nascoste » tra altre notizie. Dai processi verbali delle sedute plenarie e delle Commissioni parlamentari è infatti possibile stabilire chi era in aula, chi ha preso la parola e su quale argomento, come anche chi la parola non l’ha mai presa e, in caso di voto per appello nominale, anche chi ha votato che cosa. Certo non si tratta di informazioni a portata del cittadino medio, ma sicuramente niente di troppo complicato da reperire per istituti di ricerca e giornalisti.
Ed infatti negli anni passati non sono mancate inchieste e relazioni sulle abitudini dei nostri rappresentanti a Strasburgo. Era il 2004 quando l’Università di Duisburg pubblicava una ricerca in cui si analizzava il comportamento degli eletti della V legislatura europea : da tale studio risultava che gli Europarlamentari italiani erano il fanalino di coda in quanto alle presenze in Parlamento, con un tasso di assenteismo ben oltre il 40% durante le sessioni di voto. Il tutto a dispetto della loro invidiabile buste paga che, con 149.215 Euro all’anno, indennità e privilegi vari esclusi, li portava già allora al primo posto della classifica delle retribuzioni, seguiti, ma con un certo distacco, dai tedeschi con 84.108, da britannici con 82.380 e francesi con 63.093.
Anche andando indietro nel tempo, la situazione non appare migliore : nel 1993 un’inchiesta dell’Europeo bacchettava Achille Occhetto per non essere stato presente a nemmeno una delle sedute del Parlamento. Bisogna aggiungere che l’Onorevole assenteista era in buona compagnia visto che molti suoi colleghi lo « battevano » di sole 1 o 2 presenze.
Ed oggi ? Nell’attuale legislatura le abitudini degli Eurodeputati italiani non sono cambiate. I nostri mantengo il record dei meno presenti : solo considerando le sedute Plenarie - 60 giorni l’anno - saltano in media una seduta su tre. Ma in questo particolare « guinness » gli eletti italiani vantano anche altri primati. Quando, infatti, sono presenti in Parlamento, difficilmente si distinguono per la partecipazione alle attività legislative. Su 78 eurodeputati italiani ben 61 non hanno mai presentato una relazione e 17 di loro non sono neppure mai intervenuti in aula. Leggendo la recente inchiesta pubblicata dell’Espresso scopriamo che l’Europarlamentare italiano con il maggior numero di presenze è l’On. Sepp Kusstatscher. Con una percentuale di presenze che sfiora il 100% Herr Kusstatscher ha tutte le ragioni di dichiarare con orgoglio sul suo blog di fare il Parlamentare europeo a tempo pieno. Non molti suoi colleghi sono nella stessa onorevole condizione. Per la cronaca bisogna poi aggiungere che l’Europarlamentare di origini altoatesine in aula si esprime in tedesco e forse proprio questa sua affinità con il mondo teutonico lo porta a distanziarsi cosi tanto dalla maggioranza dei suoi colleghi tricolore.
Altro dato allarmante è l’enorme tasso di abbandono del seggio di Strasburgo. Sempre più il Parlamento Europeo sembra essersi trasformato in una sorta di « pit stop » tra due legislature in Italia, un po’ come una vacanza oltre confine, in attesa di tempi o poltrone migliori ! Causa le due tornate elettorali nazionali che si sono susseguite negli ultimi anni, la metà dei nostri Eurodeputati ha fatto le valigie ed ha abbandonando Strasburgo prima del tempo per tornare in patria dove, nel frattempo, si erano per loro spalancate le porte del Parlamento nazionale, di questo o quel ministero, regione, ente. Per rendere il dato ancor più tragico bisognerebbe aggiungere che l’Italia non è l’unico Paese in cui si sono svolte elezioni nel corso del quinquennio, ma nessuno ci batte in quanto a rimpatri : secondi, dopo noi, sono i francesi che si attestano sulla decina di abbandoni. C’è poi ancora un’altra categoria di Europarlamentari : quelli per cui il seggio di Strasburgo rappresenta una pensione dorata. In fondo, un posto in Europa non si nega a nessuno, figurarsi a chi ha passato una vita nel partito e si avvia alla fine della carriera.
Tutto ciò nuoce non solo al buon nome dell’Italia in ambito Europeo, ma anche a coloro che a Strasburgo ci vanno ogni mese e giorno dopo giorno lavorano per il bene dei cittadini che li hanno eletti. C’è da sperare che al clamore suscitato in questi giorni dalla mozione dell’On. Cappato segua dunque un dibattito costruttivo che porti gli italiani ad interessarsi di più alle politiche dell’Unione e al lavoro che i nostri eletti svolgono nel Europarlamento. Libero accesso ai dati sulle presenze degli Eurodeputati vorrebbe dire maggiore informazione, utile strumento di analisi per gli elettori alla vigilia delle elezioni europee. Se la nuova legge elettorale cancellerà i partiti minori, da sempre tra i più attivi sul palcoscenico europeo, che almeno gli elettori abbiano il modo di valutare il lavoro di coloro che dovrebbero rappresentarli in Europa e che possano con il loro voto premiare chi, oltre allo stipendio, ha a cuore anche il duro lavoro che si svolge nelle aule del Parlamento Europeo.


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