« Minare i negoziati di accesso costituisce un chiaro tradimento del rapporto di fiducia con la Turchia, rischia di infiammare lo sciovinismo nel paese e offre di gran lunga l’impressione che l’UE usi un doppio standard discriminatorio nei riguardi di uno Stato musulmano ».
Parla fuori dai denti, ad armi spuntate, il secondo rapporto vergato dalla Commissione Indipendente per la Turchia, un comitato di personalità di spicco politiche e accademiche presieduto dal Nobel per la Pace ed ex premier finlandese Martti Ahtisaari e strenuamente impegnato nel sostenere l’adesione dello stato kemalista all’UE. Il documento non risparmia strali a quel drappello di Stati membri, Francia e Germania soprattutto, apertamente scettici o contrari all’ingresso turco in Europa. E, en resumé, recupera e sottolinea la stessa linea argomentativa utilizzata dall’UE per promuovere l’apertura dei negoziati con i paesi del ex blocco sovietico, a fortiori valida per la Turchia : quella cioè del circolo virtuoso. Solo tendendo una volta per tutte e senza ambiguità la mano al paese musulmano - sostiene il gruppo Ahtisaari - l’UE acquisirà sufficiente credibilità e influenza da spingerlo, indirettamente, sulla strada di quelle riforme sociali, economiche ma soprattutto costituzionali pur necessarie a completarne la transizione alla volta di standard compiutamente democratici. L’attuale compagine di governo turca, guidata dai musulmani moderati dell’AKP, è abbastanza filo-europeista e soprattutto proclive al rinnovamento. Viceversa - ricorda il comitato- se l’UE continua a fare melina, o si accontenta infine di contrabbandare la piena membership turca con forme di partenariato più soffuse (come vorrebbero Sarkozy e Merkel), l’ecosistema politico turco sarà sempre più permeabile a forze destabilizzanti, come dimostrano fin troppo bene gli eventi più recenti. Tra gli attuali candidati all’adesione la Turchia gioca davvero il ruolo di veterano avendo depositato la sua prima richiesta ufficiale più di vent’anni or sono. I negoziati sono stati aperti infine nel 2005 ma solo per essere congelati immediatamente dopo. Eppure, dietro lo spauracchio della diversità di costumi e religione agitato dagli scettici, la Turchia ha da offrire davvero molto all’Europa in cambio dell’adesione : un apporto determinante dal punto di vista strategico e geoenergetico, mercati ampi quanto vergini, infine tanta e giovane forza lavoro in misura inversamente proporzionale all’invecchiamento della popolazione europea.
(Foto : Argenberg ; fonte : flickr.com)


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