La Missione Europea EULEX
La missione europea – la piu’ importante operazione di questo tipo mai lanciata da Bruxelles - prevede l’arruolamento di circa 1.900 esperti internazionali e 1.100 reclute locali, che avranno il compito di sostenere la creazione di un sistema di polizia e giustizia in un Paese dove la struttura della societa’ e’ ancora ferma al diciannovesimo secolo e la corruzione e’ dilagante, ricorrendo anche a poteri di intervento esecutivo. Gli europei, in pratica, potranno imporsi sulle autorita’ locali, cancellando sentenze, ordinando arresti o licenziando funzionari. Ma come ha ammesso lo stesso comandante di Eulex, l’ex generale francese Yves de Kermabon, il dispiegamento e’ in una fase di “stand-by”. Dei quasi 2.000 funzionari stranieri previsti, a Pristina ne sono arrivati circa 300, incluso il magistrato torinese Alberto Perduca, ex ufficio antifrode Ue (Olaf), che dovrebbe guidare l’unita’ per la riforma della magistratura. E i ritardi stanno spingendo molti a rinunciare all’incarico prima che abbia inizio : si parla di una percentuale di abbandoni vicina al 10%.
Le ultime settimane sono state caratterizzate da trattative febbrili tra il Palazzo di vetro, l’Ue e la Nato, che in Kosovo ha quasi 17.000 truppe e non vuole che il cortocircuito Unmik-Eulex la costringa ad accolarsi anche compiti di polizia, oltre a quelli militari e di sicurezza. Mercoledi’ 28 maggio Ban ha visto il segretario generale dell’Alleanza atlantica Jaap de Hoop Scheffer a New York, e il giorno successivo si e’ consultato con il Rappresentante Ue per la politica estera Javier Solana, a margine della conferenza internazionale sull’Iraq a Stoccolma. Dagli incontri e’ trapelato quasi nulla, ma secondo fonti diplomatiche lo scenario su cui si sta lavorando e’ quello di una ‘coabitazione’ Onu-Ue, con un graduale passaggio di consegne tra le due missioni.
Le possibili opzioni sul tavolo
Il ministro degli Esteri Franco Frattini, tornando a Bruxelles il 26 maggio in veste di ministro degli Esteri dopo essere stato per tre anni e mezzo commissario Ue alla Giustizia, ha spiegato che sul tavolo ci sono tre opzioni. La prima prevede la possibilità di autorizzare l’arrivo di Eulex in Kosovo con una nuova risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite, che si aggiungerebbe alla 1244 del 1999 su cui si poggia l’attuale presenza internazionale Onu-Nato. La seconda opzione è quella di ricorrere ad una dichiarazione di Ban ki-Moon, mentre la terza prevede una dichiarazione della presidenza di turno del Consiglio di sicurezza, che nel mese di giugno e’ retta dagli Stati Uniti. La Russia insiste sul fatto la prima opzione e’ l’unico modo ‘legale’ per legittimare la missione europea, ma non e’ chiaro cosa chiederebbe in cambio del suo via libera. Ban dovrebbe prendere una decisione a giorni.
In questo contesto, da parte europea si sottolineano due esigenze : il mantenimento dell’indipendenza operativa di Eulex, che dovrebbe rimanere dipendente solamente dalle strutture di comando del Consiglio Ue a Bruxelles e non rimanere invischiata nelle pastoie burocratiche dell’Onu ; e il rifiuto di qualsiasi spartizione territoriale del Kosovo, con Eulex lasciata a gestire le parti a maggioranza albanese nel sud del Paese e Unmik a vigilare nel nord dove e’ concentrata la minoranza serba, nettamente ostile all’arrivo degli europei. La quadratura del cerchio e’ difficile : l’attuale capo di Unmik, Joachim Ruecker, ha annunciato pubblicamente che Eulex “probabilmente agira’ sotto il cappello di Unmik”, mentre nel nord del Kosovo la scissione dei serbi e’ gia’ praticamente una realta’, come testimonia il fatto che abbiano votato per le elezioni amministrative serbe dell’11 maggio infischiandosene dei divieti di Pristina e comunita’ internazionale.
La determinazione dell’Europa a « esserci »
Gli europei stanno cercando disperatamente di salvare la faccia : in questo senso va letto l’annuncio di de Kermabon sul suo installamento permanente a Pristina a partire dal 15 giugno, nonostante i rinvvi di Eulex : un modo per dimostrare la determinazione dell’Europa a ‘esserci’, nonostante tutte le avversita’ incontrate negli ultimi mesi. Che sono state aggravate dallo scarso successo delle iniziative diplomatiche intraprese per aumentare il numero di riconoscimenti internazionali dell’indipendenza kosovara, fermo a 42 nazioni. Si sono mossi 20 Paesi Ue su Ventisette, gli Stati Uniti, il Giappone, l’Australia, ma non la Russia, la Cina e le nuove potenze regionali come il Brasile, l’India o il Sudafrica. Se ne sarebbero dovuti occupare gli Stati Uniti, agendo sull’America Latina e sui Paesi asiatici, nonche’ con i Paesi musulmani tramite l’aiuto dell’alleata Turchia nell’ambito dell’Organizzazione dei Paesi islamici. Ma i risultati fino ad ora non si sono visti. Un diplomatico europeo a Bruxelles riassume il quadro parlando di un “pacco” : quello che gli americani avrebbero tirato agli europei.
Le difficolta’ attuali non fanno altro che rivelare i limiti dell’indipendenza proclamata dal Kosovo il 17 febbraio scorso : se Onu e Ue riusciranno a escogitare un compromesso onorevole in vista del 15 giugno, l’ex provincia serba continuera’ sulla strada che la portera’ a diventare un ‘protettorato’ europeo. Altrimenti si ritrovera’ ancora prigioniera dei diktat di Belgrado, che – come ha sottolineato recentemente The Economist – e’ riuscita a ostacolare la sua indipendenza in maniera molto piu’ efficace di quanto si illudessero l’Ue e gli Usa.


Newsletter
Euros du Village
Gli Euros
Die Euros
The Euros
Los Euros
Ajouter un commentaire

Ajouter un commentaire
EU-Mission im Kosovo in weiter Ferne

(1)
