Da più di due anni i greci risentono della catastrofe economica e politica della nazione. Nonostante il pessimismo e la disillusione la speranza e’ l’ultima a morire ed i Greci credono possibile un ritorno ad vita normale. Mentre le testate giornalistiche riempiono pagine virtuali e d’inchiostro per descrivere le cause e le probabili conseguenze della crisi greca a livello economico e politico sono pochi quelli che si soffermano ad ascoltare i pensieri e le preoccupazioni del popolo ellenico. Per alcuni sono ritenuti vittime di una cattiva politica che per decenni ha solamente pensato per sé. Per altri, sono solo funzionari statali senza spirito imprenditoriale, che vivono all’ombra di uno stato corrotto e che, appena ne hanno la possibilità evadono. Ma chi sono veramente i greci ? E soprattutto, cosa pensano i greci di questa situazione aberrante e senza fine ?
Nella società ellenica, i giovani si sentono traditi dalla generazione dei loro padri, hanno perso la voglia di crearsi un futuro (il tasso di disoccupazione giovanile è del 51.2%), non credono più nel sistema capitalistico e non possono permettersi di costruirsi una loro vita.
In tanti hanno deciso di scappare dalla loro Patria, come Iannis, giovane architetto che per trovare un’occupazione nel suo ramo si è dovuto trasferire in Francia. Tra gli adulti e i pensionati, c’è chi fa fatica arriva a fine mese e chi vive la quotidianità con uno stipendio tagliato e molti sacrifici. Anche loro hanno perso fiducia nelle istituzioni politiche, condannano i governi passati, ma mantengono viva la speranza per un futuro migliore.
Nelle ultime settimane, ho voluto ascoltare le voci di alcuni greci, dai più giovani agli adulti, per conoscere attraverso le loro parole, quali siano le paure e le aspettative, quali siano le loro opinioni riguardo le ultime elezioni e quali siano state, secondo loro, le cause che hanno portato la Grecia ad affrontare una crisi così pesante. Dieci semplici domande per far parlare loro, le vere vittime di questa disfacimento sociale ed economico.
Per alcuni aspetti, le risposte ottenute sono un grido di protesta a decenni di politiche sbagliate, politici corrotti e poche riforme per la società. Per tutti la crisi è iniziata due anni fa, alla fine del 2010.
Nonostante la crisi abbia mosso i primi passi nel 2009, la gente comune ha risentito di essa solamente quando Sintagma ha iniziato a toccare le tasche dei cittadini, tagliando gli stipendi e dimezzando le pensioni. Un punto che fa riflettere, perché ci indica che per quasi due anni lo stato non ha messo in pratica fin da subito un percorso per risanare la situazione. Molte risposte comuni e concordanti tra gli intervistati, che mettono in dubbio il loro sistema elettorale definendolo ingiusto e, come sostiene la signora Vassiliki Sakka, Historian School Counsellor, “cucito ad hoc perfettamente per alcuni partiti”.
Tutti sostengono che il cambiamento nelle scelte politiche delle ultime elezioni sia stato un grido di protesta per far capire che dovranno cambiare i mezzi per risolvere la crisi e per condannare i due grandi partiti storici, Pasok e Nea Demokratia. Il risultato di Alba dorata, il partito neonazista che ha guadagnato il 7% nelle ultime elezioni, spaventa la popolazione e dimostra la rabbia che il popolo ha contro con le istituzioni.
Quando ho chiesto loro di spiegarmi se siano stati i governi degli ultimi 5 anni a non gestire bene la crisi e a portare la Grecia al fallimento, tutti identificano come colpevole di questa situazione le sbagliate condotte governative, il nepotismo e clientelismo che hanno portato la Grecia alla caduta economica.
Tutti gli intervistati non ritengono che la crisi della Grecia sia iniziata con l’adozione dell’euro, semmai, come confermano Eirini e Andrica, giovani studentesse di Atene, sottolineano che al momento dell’entrata nell’eurozona da parte della nazione, il governo abbia approfittato dei vantaggi che l’euro portava alla nazione e mentito sull’andamento dell’economia greca.
L’uscita della nazione dall’Eurozona spaventa tutti gli intervistati, i quali confermano che essa sarebbe la fine per la loro economia e l’inizio della caduta per le altre economie europee. Come sostiene Katerina, professoressa di Pireo, “l’uscita sarebbe un disastro, abbiamo bisogno di stare nell’eurozona, ma abbiamo anche bisogno di sopravvivere”.
Un quadro che descrive bene le difficoltà che il popolo greco sta affrontando. Da un lato c’e’ la difficile situazione economica che non permette alle persone di risollevarsi, a causa della fortissima imposizione fiscale e agli stipendi bassi. Dall’altra parte regna la totale sfiducia nei confronti delle figure politiche che negli ultimi anni hanno fallito, ma che ancora oggi insistono nella pretesa di saper risolvere la drammatica situazione.
Tragedia, disperazione, transizione e pazzia sono le parole che più ricorrono durante le interviste. Significative per capire cosa pensano oggi i greci. Storicamente ottimisti ed orgogliosi della loro civiltà e origine, oggi si sentono umiliati e lasciati soli dai loro stessi fratelli europei. Nemmeno gli dei sembrano volerli salvare questa volta : abbandonati a sconfiggere quel mostro che i loro stessi politici hanno creato.
Gli Euros vi propongono una serie di interviste a giovani studenti, professori, impiegati, gente comune. Il fine e’ quello di andare oltre ciò che i giornali tradizionali ci dicono, di guardare oltre la Troika, la Commissione ed i bilanci al fine di riacquistare fiducia in un popolo che e’ pur sempre stato la culla della democrazia e che l’Europa volle fortemente nella sua casa comune paneuropea nel 1981.


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