Il Trattato e il “No” irlandese
Attraverso il Trattato di Lisbona in molti sperano che l’Unione Europea possa diventare più pluralista, democratica e prossima ai cittadini, secondo le sfide e le esigenze poste da un modo sempre più globalizzato. L’esito negativo del referendum tenuto in Irlanda il 12 giugno 2008 ha tuttavia costretto gli Stati membri a rimandare a data da destinare l’entrata in vigore del testo originariamente pianificata per il 1 gennaio 2009.

- Una nuova campagna irlandese per il « NO » ?
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Il primo ministro irlandese Brian Cowen mercoledì 8 luglio ha finalmente ufficializzato la data del secondo referendum sul Trattato di Lisbona : avrà luogo il 2 ottobre. (Foto : William Murphy ; fonte : flickr.com)
Dopo un breve periodo di confusione si è infine deciso di procedere comunque con l’iter di ratifica negli altri paesi dell’UE, elaborando nel frattempo nuove e chiare garanzie per l’Irlanda in modo che il popolo dell’isola di San Patrizio avesse la possibilità di esprimersi nuovamente sul Trattato. A tal proposito già in dicembre 2008 il capo di stato francese Nicholas Sarkozy, in quello che a buon diritto può essere considerata come una delle vittorie del suo semestre di Presidenza dell’UE, è venuto incontro all’Irlanda proponendo che, contrariamente a quanto statuito nel nuovo testo, tutti i paesi avessero la possibilità di mantenere un proprio commissario europeo. In più ha acconsentito e messo d’accordo gli altri Stati nell’offrire all’Irlanda garanzie contro un’eventuale estensione delle politiche comunitarie in materia di tasse, di sicurezza e difesa e per quanto concerne il diritto di famiglia e del lavoro (implicitamente previste dal Trattato). Temi quest’ultimi al centro delle preoccupazioni degli irlandesi e che ne hanno pesantemente condizionato il primo voto sul nuovo testo. L’occasione per l’accordo sulle suddette guarentigie è stata offerta proprio dall’ultimo Consiglio europeo del 2008 nel corso del quale si è stabilito di raccoglierle all’interno di un protocollo.
A seguito di questa prima mossa istituzionale, l’Irlanda ha quindi deciso di tenere un secondo referendum il prossimo 2 ottobre. Si può immaginare che la profonda crisi economica che ha colpito il paese porterà questa volta a un voto positivo nella misura in cui un altro “No” verrebbe equiparato a una forte perdita di credibilità e non è certo nell’interesse degli irlandesi complicare ulteriormente la situazione. Ciò malgrado il risultato di una seconda votazione rimane ancora incerto, posto che un “SI” garantirebbe in effetti che il Trattato entri in vigore entro la fine dell’anno. Ma l’Irlanda non è da sola a portare sulle spalle il fardello della ratifica ; anche in alcuni paesi membri permagono problemi : Germania, Repubblica ceca e Polonia non hanno ancora definitivamente approvato il testo.
L’iter di ratifica negli altri Stati membri
In Francia e Olanda dopo il risultato negativo dei referendum del 2005 sulla Costituzione Europea si è deciso di evitare il voto popolare sul Trattato di Lisbona attraverso una mera ratifica parlamentare. Questa scelta è stata sovente criticata e in molti hanno domandato un referendum anche in questo caso.

- Un partenariato difficile
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Il presidente della Repubblica ceca, Vaclav Klaus, qui in foto con il presidente della Commissione Europea José manuel Barroso, continua a rimandare la firma al Trattato. (Foto : servizio audiovisvo della Commissione Europea)
Anche la Polonia, la Repubblica ceca e la stessa Germania non hanno ancora ratificato il Trattato. Certamente il parlamento e più recentemente il senato cechi lo hanno nel frattempo approvato, ma si attende ancora la firma del presidente per completare la procedura. Malgrado la Repubblica ceca abbia appena concluso il suo semestre di Presidenza dell’UE, il suo presidente Vaclav Klaus è tutto meno che un convinto europeista. Inoltre, perseguendo una linea dichiaratamente ostile al Trattato, lo stesso Klaus ha sollevato non poche polemiche quando ha recentemente sostenuto che un nuovo iter di ratifica in tutti gli Stati fosse necessario considerato che le ammissioni fatte all’Irlanda modificavano l’accordo sul testo stretto nel 2007 tra gli Stati.
In Germania il presidente della repubblica Köhler attende ancora di poter porre il sigillo definitivo alla legge di ratifica dopo che numerosi esposti riguardanti costituzionalità del Trattato erano stati fatti alla Corte Costituzionale tedesca. Quest’ultima, in un comunicato stampa del 16 gennaio scorso, aveva già ricordato come il nucleo di questi ricorsi concernesse proprio il fatto che il Trattato di Lisbona danneggiasse i principi su cui poggia la democrazia tedesca, ovvero i fondamenti della sua sovranità statale e la separazione dei poteri. Il verdetto finalmente reso pubblico lo scorso 30 giugno si è rivelato favorevole al Trattato ma domandando al parlamento nazionale un’ulteriore tranche di leggi per renderlo pienamente compatibile con il diritto tedesco.
Critiche al Trattato e crisi dell’Unione Europea
I reclami alla Corte Costituzionale in Germania accusano che il Trattato comporterebbe su tutti i livelli una perdita della sovranità statale, un accrescimento del deficit democratico come un abbassamento degli standard dei diritti fondamentali. E il fatto che ai Lander tedeschi sia stata negata l’opportunità di tenere referendum ha certamente lasciato l’amaro in bocca. Il problema vero è che nell’attuale crisi l’idea d’Europa e i suoi vantaggi sembrano ampiamente in fondo ai pensieri di tutti, laddove invece il protezionismo, il costo della disoccupazione e più in generale le problematiche sociali figurano in cima. Su queste ultime tematiche si è articolato in fin dei conti il confronto politico nella recente campagna per le elezioni europee.
Certamente vi sono i segnali di una palese crisi di strategia dell’Europa. Gli Stati e i capi di stato non sembrano in effetti distinguersi dai propri cittadini per europeismo, bensì propendono di più per una gestione nazionale della crisi economica. E’ dunque opportuno domandarsi se l’attuale situazione sarebbe potuta essere diversa o migliore nel caso in cui il Trattato di Lisbona fosse già entrato in vigore. Una cosa sembra tuttavia certa e cioè che a più di cinque anni dall’entrata in vigore del Trattato di Nizza un nuovo testo appropriato a un’Europa allargata a 27 paesi è necessario e urgente.
(Traduzione a cura di Francesco Molica)
(Foto logo : Servizio audiovisivo della Commissione Europea)


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