UEO : l’ultimo respiro di un’istituzione europea

Una fine segnata dalla rabbia del personale e dalla mancanza di un erede

Non accade spesso di assistere alla morte di un’organizzazione internazionale. Tuttavia, è proprio quello che sta succedendo all’Unione Europea Occidentale (UEO), nata nel 1954 per costruire progressivamente una difesa europea dinanzi alla minaccia sovietica ma che non saprà resistere alla sempre più potente NATO né alla sempre più competente Unione Europea. Il 30 giugno 2011 l’istituzione si spegnerà definitivamente. Il personale le sta accanto in questi ultimi respiri preoccupandosi allo stesso tempo per il proprio futuro e per il piano sociale che l’aspetta. Gli Euros hanno partecipato al loro incontro e il 2 dicembre hanno assistito all’ultima sessione dell’istituzione.


L’UEO in breve

L’Unione Europea Occidentale (WEU in inglese) nasce con il Trattato di Parigi del 1954 firmato da Francia, Regno Unito, Repubblica Federale Tedesca, Italia, Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo. Tale trattato fa seguito a un primo accordo, il Trattato di Bruxelles del 1948, che stabiliva la volontà di creare una difesa collettiva tra diversi Paesi dell’Europa occidentale per contrastare la crescente minaccia sovietica. Oltre alle principali competenze in materia di difesa e armamento, l’UEO all’inizio doveva giocare un ruolo importante anche nella cooperazione a livello economico, sociale e culturale.

Nell’ambito della guerra fredda, però, le azioni di difesa europea passeranno rapidamente sotto l’egida della NATO, relegando l’UEO a un ruolo di secondo piano per diversi anni.

L’UEO ha dunque conosciuto più fasi, alternandosi tra stato dormiente e attività : 1954-1973 : l’UEO gioca un importante ruolo di cooperazione preparando l’integrazione della Repubblica Federale Tedesca nell’Alleanza Atlantica e servendo da spazio di dialogo tra gli Stati fondatori della Comunità Europea e il Regno Unito. 1973-1984 : l’ingresso del Regno Unito nella Comunità Europea indebolisce il ruolo dell’UEO che resterà nell’ombra per dieci anni. 1984-1998 : gli Stati membri della Comunità Europea intendono dotarsi di un’identità europea comune e armonizzare progressivamente le proprie politiche di difesa. Decidono di appoggiarsi all’UEO, nominato « braccio armato » dell’UE, per realizzare tali obiettivi che si rafforzano con la caduta del muro di Berlino e la speranza di veder emergere una vera e propria difesa europea nel post-guerra fredda. Nel 1992, allora, l’UEO si dota di competenze in materia umanitaria, nel mantenimento della pace, nella gestione delle crisi, dette « Missioni di Petersberg ». L’UEO interviene ufficialmente a fianco della NATO in alcune operazioni militari. 1998-2009 : gli smacchi subiti dagli europei durante le crisi degli anni ’90, soppiantati dagli americani, spingono l’UE a riavviare da zero il cantiere della politica di difesa comune. Il Trattato di Amsterdam nel 1998 istituisce la Politica Europea di Sicurezza e Difesa (PESD) e l’UE riprende in mano numerose competenze e mansioni dell’UEO (tra cui le missioni di Petersberg), nonché una parte del suo dispositivo istituzionale (il centro di pianificazione e il centro satellite). Viene evocata una fusione formale dell’UEO e dell’UE ma non verrà presa nessuna decisione definitiva. 2009 - la sentenza di morte : l’adozione del Trattato di Lisbona del 2009, che rafforza la politica estera e di sicurezza dell’UE e include una clausola di mutua difesa in caso di aggressione contro uno degli Stati membri, finisce per rendere l’UEO definitivamente obsoleta, tanto da venir sciolta definitivamente a marzo 2009.

Traduzione a cura di Giulia Marcucci

Nel dicembre 2010, all’assemblea parlamentare dell’Unione Europea Occidentale (UEO) i due terzi dei seggi sono vuoti. E nei discorsi dei parlamentari che prendono parola martedi 30 novembre e giovedi 2 dicembre l’amarezza è onnipresente.

L’imminente e ineluttabile dissoluzione dell’organizzazione si ripresenta in ogni intervento di quest’ultima sessione plenaria. Un rimpianto, una perdita ma anche « un deficit democratico », per riprendere le parole del deputato britannico Sam Gymah il cui paese, il Regno Unito, è stato il primo a ritirarsi nel marzo scorso e a dare cosí il via alla morte dell’organizzazione. Un ritiro immediatamente seguito da quello degli altri membri del « Trattato di Bruxelles » del 1954, in considerazione del fatto che con le nuove competenze attribuite all’Unione Europea dal trattato di Lisbona, l’UEO non aveva più motivo di esistere.

Gli ultimi membri accaniti dell’assemblea parlamentare continuano, però, a reclamare un nuovo strumento che prenda le redini della missione, la quale rimarrà fino alla fine un mistero per la maggior parte della gente. Cosa faceva quest’assemblea di eletti dei Paesi di un’Europa allargata ai vicini più prossimi, Turchia compresa, e alla quale assistono delegazioni della NATO e dell’OCSE ? E questo dal 1954 ?

Nessun erede in vista

Per molto tempo l’UEO ha costituito l’unico forum parlamentare europeo dedicato ai temi della difesa, della sicurezza e delle relazioni internazionali. Benché le competenze dell’UE in materia di difesa e sicurezza aumentassero sempre più a partire dagli anni ’90, l’UEO manteneva una specificità nell’offrire ai parlamentari nazionali una piattaforma per scambiare e confrontare i proprio punti di vista (contrariamente al Parlamento Europeo che si esprimeva e si esprime in nome dell’insieme dei cittadini europei).

Tuttavia, dalla fine degli anni ‘90, l’Assemblea dell’UEO non aveva più veri e propri poteri. La cessione delle « missioni di Petersberg » (riguardanti l’ambito umanitario e il mantenimento della pace) all’Unione Europea nel 1992, seguita dal pacchetto della politica europea di sicurezza comune nel 1999, hanno ridotto l’UEO a un ruolo di analista e osservatore dotato di qualche potere consultivo. Sin dall’inizio degli anni 2000, i firmatari del Trattato di Bruxelles hanno cercato di mettere fine a quest’avventura. Saranno la crisi di bilancio degli ultimi due anni e il Trattato di Lisbona che daranno infine l’occasione di sbarazzarsene. Ciò nonostante, non è tale decisione a venire messa in discussione dai membri dell’Assemblea quanto l’assenza di un erede, previsto invece dal protocollo 1 del Trattato di Lisbona.

Assemblea parlamentare dell’UEO, giovedí 2 dicembre 2010.
Preoccupati per il futuro, i dipendenti dell’UEO occupano l’emiciclo per manifestare la propria collera.

Liquidazione e piano sociale

La liquidazione di un’istituzione internazionale, in effetti, non accade tutti i giorni e non è cosa facile. E come in tutte le altre organizzazioni ci si pone una domanda fondamentale : che fare del personale ?

I 65 impiegati permanenti dell’UEO oggi si trovano di fronte a un piano sociale brusco e improvviso che non lascia vie d’uscita. Indira Brisset, co-presidente dell’associazione del personale, giovedí ha espresso la collera e la frustazione dei dipendenti. « Nessuno ha trovato un nuovo impiego, dice amareggiata, né alla NATO, né all’ OCSE, né in nessun’altra istituzione internazionale. » Eppure, il lavoro di analisi dei gruppi dell’UEO, veri « sarti » dei rapporti parlamentari, era riconosciuto da tutti gli esperti del settore. Per quanto riguarda la sede, il Palazzo Iena a Parigi, l’UEO ne possiede i tre quarti e la Francia un quarto. Secondo Walter Stevens, rappresentante permanente del Belgio presso l’UEO, « la Francia dovrebbe acquistare l’edificio » ma « non prima di due o tre anni per questioni di bilancio ».

Quanto ai deputati con seggio all’Assemblea dell’UEO, la loro preoccupazione principale resta quella di trovare l’organo che gli succederà. Il dibattito ha avuto inizio nei diversi parlamenti nazionali (vedi sotto) ma nessuna soluzione ha trovato consenso per ora, anche perché gli investimenti nel settore della difesa subiscono i drastici tagli di bilancio e la cooperazione europea non sembra essere una priorità per gli Stati. Il deputato britannico Jeffrey Donaldson sottolinea che Liam Fox, ministro britannico della difesa, minaccia di ritirarsi dall’Agenzia Europea per la Difesa (AED) che coordina i progetti di armamento comune tra gli Stati membri dell’UE, e che Nicolas Sarkozy sarebbe pronto ad accettare in cambio un rinforzo della cooperazione militare franco-britannica.

I parlamentari nazionali che siedono all’UEO rivendicano la propria efficienza rispetto al costo dell’istituzione. « I soldi sono un falso problema » spiega il lussemburghese Norbert Haupert, vice presidente dell’UEO, « nel votare il bilancio abbiamo visto che potevamo andare avanti anche con un budget ridotto ». I parlamentari nazionali non vogliono assolutamente perdere il diritto di esprimere la propria opinione sulla difesa europea a profitto degli omologhi eurodeputati. I sei mesi che porteranno alla dissoluzione definitiva il prossimo giugno saranno cruciali per i parlamentari nazionali che devono accordarsi sul modello da scegliere per l’erede dell’UEO. Se ce ne sarà uno.

Assemblea parlamentare dell’UEO, giovedí 2 dicembre 2010
Indira Brisset, co-presidente dell’associazione del personale, inteviene alla tribuna a nome dei suoi rappresentati : « numerosi agenti sono moralmente esasperati, amareggiati e umiliati dal modo insolente in cui le procedure di licenziamento sono state gestite finora. » Mentre le lettere di licenziamento vengono consegnate, « abbiamo l’impressione di essere diventati capri espiatori per ragioni politiche e non possiamo accettarlo. Chiediamo immediatamente al Consiglio dell’UEO di ritirare questo piano e di riparare i danni che ha causato. »

Le proposte dei diversi parlamenti nazionali e del Parlamento europeo per l’erede dell’UEO :

-Francia : per il parlamento francese, la nuova struttura deve essere composta dalle delegazioni dei 27 Paesi membri dell’UE a patto che sia un atto volontario. I Paesi ospiteranno a turno le conferenze e gli obblighi amministrativi. Le riunioni avranno luogo ogni sei mesi. Ogni Paese invierà una delegazione di sei parlamentari e anche il parlamento europeo potrà delegare un gruppo di sei persone. -Gran Bretagna : soluzione minima d’Oltremanica : la Camera dei Lords si accontenta di una riunione comune tra i presidenti delle commissioni degli Affari Esteri e della Difesa dei 27 membri dell’UE. Qualche osservatore potrebbe essere ammesso.

-Italia : anche il parlamento italiano propone una conferenza dei 27. I Paesi non membri dell’Unione Europea ma aderenti alla NATO saranno ugualmente presenti. Il Parlamento europeo sarà presente sotto forma di delegazione della Commissione Sicurezza e Difesa.

-Portogallo : il parlamento portoghese propone una riunione dei rappresentanti delle commissioni degli Affari Esteri e della Difesa dei parlamenti nazionali. Il consiglio dei ministri e l’Alto rappresentante dell’UE per gli Affari Esteri e la politica di sicurezza dovrebbero presentarsi davanti a tale assemblea per rispondere ai quesiti.

-Germania : i parlamentari nazionali propongono di riunire al parlamento europeo gli specialisti in materia di difesa dei 27 membri dell’UE.

-Polonia : nessuna conferenza permanente per i polacchi. I parlamentari optano per una rappresentanza dedicata alla difesa in seno alla COSAC (Conferenza degli Organi Specializzati in Affari Comunitari) composta da membri delle commissioni di difesa dei parlamenti nazionali e da quello europeo.

-Belgio : il Senato del Belgio propone un forum interparlamentare composto da eletti nazionali ed europei.

-Parlamento Europeo : il deputato europeo Elmar Brok aveva proposto in passato di organizzare, ogni semestre, un incontro dedicato alla politica estera e alla difesa a cui parteciperebbero i rispettivi presidenti delle Commissioni degli Affari Esteri e della Difesa dei singoli parlamenti nazionali e i rappresentanti della Commissione degli Affari Esteri del parlamento europeo. Brok dirige un gruppo di studio sull’argomento nato a fine settembre.


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asd
2 mars 2011
01:36
UEO : l’ultimo respiro di un’istituzione europea

si fà bene, a che cavolo serve questo organismo ? abbiamo già l’ue.... ne abbiamo abbastanza di organi inutili.

Auteurs

Romain Mielcarek

Romain est un jeune journaliste se spécialisant sur les conflits, les questions de défense et les relations internationales. Il est curieux de grands reportages notamment les thématiques mêlant voyage, aventure et (...)

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Giulia a obtenu la licence en Langue est Cultures Européennes en 2007 à l’Université de Modena et Reggio Emilia avec une thèse sur Le français au Cameroun : personnalisation d’une langue. Elle a eu la possibilité de fréquenter un semestre à la (...)
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